Liscia o rigata?

Inviato da: mafaldina in 2010

Gragnano: la passione per i formati lisci

 

Bombardoni del Pastificio dei Campi

“Per me la pasta è liscia” diceva Gennaro Esposito un mese fa a Identità Golose, lasciando sorpresa più di una persona. Come mai questo amore per la pasta liscia? E la diffusissima pasta rigata dove la mettiamo?
C’è una ragione ben precisa se un campano Doc come Gennaro Esposito e i napoletani in genere esprimono un’incondizionata passione per i formati lisci.
Per spiegarvela ci siamo fatti raccontare un po’ di storia della pasta da Giuseppe Di Martino.
«Storicamente a Napoli, e per ciò che mi riguarda a Gragnano, la pasta rigata veniva prodotta solo per i mercati del Nord. Era venduta dai Gragnanesi in genere sul mercato di Roma e chiamata per questo “uso Roma”, da cui i famosi rigatoni romani, ottimi con la pajata.
Al Nord la pasta rigata si era  sviluppata per sopperire a due mancanze. Prima di tutto, l’assenza di semole di forza (con alto glutine), visto che la produzione di grano duro (triticum durum) era concentrata al Sud, in zone secche e abbastanza calde, dove da sempre questa varietà dà il meglio (anche all'estero, vedi l’esempio del grano duro del deserto dell'Arizona). In secondo luogo, per la mancanza di un microclima prevedibile e stabile, adatto alla prosciugazione della pasta. Nelle nostre zone (Napoli o in generale le coste italiane del Sud) il clima temperato secco e abbastanza prevedibile permetteva, infatti, di prosciugare all'esterno grandi quantità di pasta, con un conseguente basso rischio commerciale. A Gragnano alle ore 12 (alle 13 ora legale) arrivava naturalmente e puntualmente (e arriva ancora oggi) la brezza che dal mare si incanala nella nostra valle salendo sui monti Lattari, portando con sé una percentuale di umidità che permetteva la produzione di pasta per 12 mesi all'anno, con risultato finale di qualità costante, uno dei segreti del successo di Gragnano.
Il rigo, a quei tempi, serviva come vero pilastro per reggere la forma e la cottura a chi mancava di questi requisiti, aiutando laddove c'erano defaillance tecniche di prodotto. Tecnicamente, infatti, il rigo è un’asperità, formata in sezione da una gola e da una valle. La differenza di spessore si tramuta in una differenza nei tempi di cottura e in un aumento di superficie di contatto con l'acqua che determina quindi la sensazione di una pasta al dente anche quando è per metà sovracotta. Tutto questo fa della pasta rigata una pasta “imperfetta”, che a degli ortodossi come i Gragnanesi dà fastidio.
In più, tutta la pasta rigata è pasta corta, e la pasta corta è figlia della lunga. I primi formati di pasta creati erano tutti formati lunghi - a volte bucati (come candele, zite, zitoni ecc.), a volte no - che venivano spezzati a mano prima di cucinarli, in genere dalle signorine (quelle un po' in avanti con gli anni che, non essendo sposate e non necessitando più di andare la domenica a messa per cercare marito, erano "zitelle" da cui il nome... esiste anche un'altra versione della storia, ma io credo di più a questa) e dai bambini, i quali a volte non spezzavano regolarmente le Zite, da cui il nome maltagliati, le odierne penne. Non a caso il pugno dei bambini è anche la misura media di un formato di pasta corta (6-7 cm). La pasta corta rigata è quindi un’invenzione abbastanza moderna. A casa mia, da sempre, si mangia solo pasta liscia. Per tradizione, la pasta rigata si usa per le preparazioni al forno, in cui la pasta viene cotta dal sugo e l’amido in uscita dal rigo contribuisce a legare il tutto. È ammessa in genere in sughi molto liquidi quando li si vuole addensare».
Ma questa è l’ortodossia Gragnanese, voi siete liberissimi di utilizzare la pasta rigata (e io devo ammettere che non sono così intransigente ;-)) . Il Pastificio dei Campi ne produce alcune versioni davvero buonissime, come i bombardoni, i millerighe, la calamarata orientale, i conchiglioni… A voi la scelta!


Glutine, essiccazione e al dente: perché la pasta secca si cuoce in abbondante acqua bollente

 

cottura della pasta secca

Oggi Lydia del blog Tzatziki a Colazione, dando seguito a una discussione che si era scatenata in occasione di Identità Golose a proposito del metodo di cottura di Sironi del Bulgari (di cui anche noi abbiamo parlato), ha pubblicato un altro post molto interessante sulla pasta, nel quale mi ha invitato a parlare insieme a Emidio Mansi del Pastificio Garofalo.
La questione è fondamentalmente questa: perché la pasta viene cotta in abbondante acqua bollente? E quando si può definire di qualità una pasta secca?
Tutto parte dalla qualità del glutine. Il glutine è una rete proteica (non solubile) che trattiene al suo interno l’amido. Una semola di qualità avrà una rete glutinica molto fitta, che terrà meglio di altre gli elementi nutritivi al suo interno. Tuttavia, affinché questa struttura non si modifichi, andando a pregiudicare la digeribilità della pasta, è necessario che la pasta sia essiccata a bassa temperatura.
Alcuni studi hanno infatti dimostrato che se la pasta viene essiccata ad alte temperature, la sua struttura in termini di solubilità proteica e proprietà termiche dell’amido si modifica sensibilmente, diminuendone la digeribilità.
A questo punto viene il momento della cottura. La cottura, come dicevo nel post di Lydia, è un processo meccanico basato sull’osmosi. In pratica, affinché la pasta si cuocia è necessario che l’acqua penetri nell’amido facendolo aumentare di volume. L’abbondanza di acqua e l’alta temperatura facilitano questo processo, che deve avvenire nella maniera più omogenea possibile. La pasta, infatti, per cuocersi deve essere colpita dall’acqua in ogni suo punto. La bollitura fa sì che la pasta si muova continuamente e sia quindi a contatto con l’acqua in maniera uniforme, mentre la temperatura permette che l’acqua penetri fino al centro della pasta, rendendo omogenea la cottura.
E qui sorge l’altra questione fondamentale: cosa si intende per pasta al dente?
Chi era presente a Identità Golose forse avrà avuto modo di vedere l’illuminante intervento di Gennaro Esposito. Una pasta al dente è una pasta che ha una consistenza tenace ed elastica, che “si sente” quando la si morde, ma che non è cruda, quindi non è bianca all’interno.
Se si fa cuocere la pasta a fuoco spento, dopo un paio di minuti di bollitura, la pasta tenderà ad ammassarsi, la temperatura si abbasserà, e l’acqua non sarà più in grado di penetrare nel cuore della pasta, rendendola in quel modo troppo cotta all’esterno (quindi gommosa o collosa) e cruda all’interno.
Una pasta di qualità, cotta al dente, sarà molto più digeribile, perché la rete di glutine sarà stata in grado di trattenere al proprio interno l’amido, rendendolo così assimilabile in maniera più graduale, con la conseguenza che non ci saranno picchi glicemici.


Solo grano duro del centro-sud Italia per la pasta di Gragnano del Pastificio dei Campi

 

semina del grano duro

Il grano duro è da sempre uno dei fiori all’occhiello del Made in Italy agricolo. Eppure, come hanno segnalato alcune agenzia di stampa e riviste specializzate nelle scorse settimane, il comparto sta attraversando un momento di profonda crisi: i prezzi del grano duro sono drasticamente calati (meno 35-40% nel 2009) e di conseguenza la produzione ha fatto segnare una riduzione notevole (meno 40%).
Inoltre, per ragioni di convenienza economica, il mercato italiano è stato invaso dalle produzioni di grano duro straniere che mettono ancora più in crisi la coltivazione di questo cereale nelle nostre regioni.
Acquistando il grano duro dagli Stati Uniti, dal Canada, dalla Turchia, dall’Ucraina non ci si rende conto che si mette a repentaglio la sopravvivenza dei coltivatori di grano duro italiano, un prodotto fondamentale non solo per ragioni di provenienza, ma anche e soprattutto per l’altissima qualità.

Al Pastificio dei Campi ci siamo impegnati ad acquistare solo grano duro italiano, proveniente da zone che non distano più di 250 km da Gragnano, in particolar modo dalla Puglia (per l’85%) e dal Molise (per il 15%). Un cereale straordinario, caratterizzato da un tenore proteico che si aggira intorno al 14%, che determina quindi un’elevata qualità delle semole e della pasta che con queste si produce.

Giuseppe di Martino lancia un messaggio anche agli altri pastai: “Acquistate grano duro italiano. Le politiche economiche possono indurre a scegliere il grano duro proveniente dall’estero, ma è importante comprare quello coltivato nelle zone di altissima qualità come la Puglia. Impegniamoci a sostenere economicamente la coltivazione di grano duro in Italia, ne trarrà giovamento non solo l’agricoltura ma anche la qualità dei prodotti finali.”


Eliche pomodoro e ricotta salata

Inviato da: mafaldina in 2010

Etichetta: ricotta , ricette , Pasta dei Campi , formati , eliche

Ricetta semplice e golosa da sabato in totale relax

 

eliche pomodoro e ricotta salata

Io amo molto la cucina, mi piace andar per ristoranti e mi piace allo stesso modo stare ai fornelli. Spesso mi capita di cimentarmi in ricette complesse, ma il gusto delle cose semplici mi conquista sempre. Oggi ho preparato un piatto essenziale: eliche al pomodoro e ricotta salata. Anche in questo caso, come già mi è capitato di sottolineare, il risultato dipende essenzialmente dalla qualità delle materie prime. In questo caso: eliche del Pastificio dei Campi (questo formato dimostra una ricchezza gustativa e una tenuta in cottura davvero straordinari), pomodorini di Corbara, ricotta salata di pecora, aglio e timo (coltivato sul terrazzo di casa).
Mentre portavo a bollore abbondante acqua, ho fatto soffriggere dolcemente uno spicchio d’aglio e un mazzetto di timo fresco, ho aggiunto la salsa di pomodorini di Corbara, ho regolato di sale e pepe e ho lasciato cuocere a fuoco medio. Ho lessato la pasta di Gragnano al dente, l’ho condita con il sughetto di pomodoro, ho aggiunto abbondante ricotta salata grattugiata, ho mescolato il tutto, terminato con un filo di olio extravergine e servito. Ottima anche la versione con fusilli corti col buco e ricotta romana.
In ogni caso una ricetta easy per un sabato in relax.


Vermicelli di Gragnano alla puttanesca

Inviato da: mafaldina in 2010

Voglia di primavera

 

vermicelli alla puttanesca

Voglia di primavera. E se la stagione della fioritura è ancora lontana, io mi consolo con una ricetta fresca e gustosa, che trovo più adatta alla bella stagione, ma che si può tranquillamente preparare anche adesso.
Un super-classico per noi amanti del peperoncino: i vermicelli alla puttanesca.
Il procedimento è semplicissimo, a prova di neofiti dei fornelli. Spellate uno spicchio d’aglio (a me piace quello confit, ma si può tranquillamente usare quello fresco), spezzettate un paio di filetti di acciuga, aprite un peperoncino e fate soffriggere tutto dolcemente in una padella con olio extravergine. Se usate l’aglio fresco, una volta imbiondito toglietelo, poi aggiungete i pomodori pelati, schiacciateli bene, quindi unite le olive tritate e i capperi dissalati. Regolate di sale facendo però attenzione a non esagerare, visto che i capperi, anche se dissalati, sono sempre piuttosto sapidi. Mentre il sugo si cuoce a fuoco vivo, fate bollire i vermicelli e scolateli al dente. Quindi fateli insaporire in padella per qualche minuto. Se amate il piccante come me, servite con altro peperoncino e un po’ di prezzemolo. Voilà, il piatto è pronto. E anche per oggi ci siamo tolti la nostra insaziabile voglia di pasta di Gragnano.


Il Duetto del Pastificio dei Campi

 

Duetto di Gragnano

A tutti coloro che vogliono festeggiare San Valentino con una pasta da gourmet, il Pastificio dei Campi ha dedicato il Duetto, 250 grammi di golosa pasta di Gragnano.
Una confezione pensata per le coppie, ideale per un omaggio a San Valentino: una piccola deliziosa scatola nei colori tipici del Pastificio dei Campi e di questa festa, il rosso e il nero, la passione e l’eleganza.
Ma questo packaging speciale non è solo una brillante idea regalo, è anche una soluzione per provare i tantissimi formati che produciamo senza però riempire la casa di pacchetti di pasta aperti.

La ricetta di oggi? Conchiglioni ripieni di ricotta vaccina e provola affumicata, conditi con sugo di pomodoro e gratinati. Un piatto all’insegna della ricchezza, per festeggiare e per riscaldare questa fredda domenica.


Fresine alla siciliana

 

la piramide della dieta mediterranea

Ci sono notizie che mettono di buon umore. Fra queste le frequentissime news sui benefici della Dieta Mediterranea. L’ultima scoperta di alcuni studiosi americani è che fra i tanti effetti positivi, questo regime alimentare aiuta il corretto funzionamento della memoria e dell’attenzione.
E allora, in perfetta sintonia con questa notizia, mi sono cimentata in una ricetta che più mediterranea non si può: pasta di Gragnano (fresine), frutta secca (pinoli e uvetta passa), capperi, olive, acciughe, aglio, menta, pangrattato, olio extravergine.

fresine alla siciliana


Ho dissalato i capperi passandoli sotto l’acqua corrente e scolandoli, poi li ho tritati insieme alle acciughe e alle olive snocciolate. Ho messo in ammollo l’uvetta in acqua tiepida, poi l’ho scolata e strizzata. Mentre facevo cuocere le fresine dei Campi, ho messo lo spicchio di aglio in padella con olio extravergine. Una volta imbiondito l’aglio, ho aggiunto l’uvetta, i pinoli, e il trito di olive, capperi e acciughe. Ho fatto insaporire il tutto per qualche minuto e poi ho aggiunto una cucchiaio di pangrattato. Ho scolato le fresine al dente, le ho mescolate con il condimento, ho aggiunto qualche foglia di menta e ho servito immediatamente.
Un bell’abbinamento dolce-salato, un piatto ricco ma semplicissimo.
Per la ricetta completa cliccate qui.


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