Gli spaghetti (il formato di pasta più conosciuto al mondo) con i pomodorini al forno

Esiste un formato di pasta più conosciuto degli spaghetti? Non credo proprio… La cucina italiana è marchiata indelebilmente da questo simbolo che l’ha resa nota ovunque nel mondo.
Ma il nome “spaghetti”, che deriva dalla forma simile a uno spago, non è poi così antico come ci si potrebbe immaginare. La prima citazione di questo formato si trova infatti nel Vocabolario Domestico di Giacinto Carena (1846), dove gli spaghetti sono elencati insieme a "capelloni, spilloni e vermicelli". Pochi anni più tardi compariranno poi nel celeberrimo Dizionario Tommaseo-Bellini, uscito nel 1861-1879.
Quella degli spaghetti è quindi una storia abbastanza recente, molto più recente sicuramente di quella dei vermicelli, già documentati nel 1284 e presenti in uno dei ricettari più famosi della storia, quello di Mastro Martino, risalente al XV secolo.
Tornando agli spaghetti, oggi vorrei proporvi una ricetta che tanto mi piace preparare in piena estate, quando i pomodori sono dolcissimi e gustosi e si abbinano alla perfezione a questo formato: pasta di Gragnano con pomodorini al forno.
Ingredienti per 4:
- 350 g di spaghetti di Gragnano
- 500 g di pomodorini di Pachino
- 2 spicchi di aglio
- Pangrattato
- Peperoncino in polvere
- Pecorino grattugiato
- Basilico
- Olio extravergine di oliva
- Sale
Lavate i pomodorini e tagliateli a metà, quindi salateli e lasciateli riposare per un po’. Tritate l’aglio finemente insieme al basilico, unite un paio di cucchiai di pecorino e di pangrattato, un pizzico di peperoncino e mescolate bene. Scolate i pomodorini, asciugateli con carta da cucina, quindi sistemateli su una pirofila da forno. Coprite i pomodorini con il condimento di pangrattato e pecorino, irrorateli con un filo di extravergine e fateli cuocere in forno per circa 45 minuti a 180°C.
Fate cuocere gli spaghetti in abbondante acqua bollente e scolateli al dente, e in una zuppiera mescolateli delicatamente insieme ai pomodorini. Servite immediatamente aggiungendo, se necessario, un po’ di olio.
Un’altra piccola nota storica. Leggendo il numero di giugno di Pastaria ho scoperto una cosa piuttosto divertente: il medico della corte estense Michele Savonarola (vissuto nel XIV secolo) affermava che per rendere la pasta più digeribile «all’antico sistema di cuocere la pasta direttamente nel sugo, noi preferiamo farla cuocere in acqua in ebollizione e la mangiamo “al dente”». Ecco allora che la cosiddetta “pasta risottata” non appare poi così tendenza dell’ultimo decennio bensì ripresa di un metodo molto antico.





