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Pasta di Gragnano, olio l’Arcangelo e pomodori pelati Miracolo di San Gennaro

 

A grande richiesta, dopo la prima edizione limitata dello scorso anno, abbiamo riproposto una confezione speciale che è un’idea regalo per veri gourmet: il Maxi Cubo Selezione dei Campi, che unisce la Pasta di Gragnano 100% Made in Italy del Pastificio dei Campi ad altri due prodotti campani di eccezionale qualità, l’olio extravergine l’Arcangelo e i pomodori pelati Miracolo di San Gennaro.

Della Pasta dei Campi (una pasta di semola di grano duro realizzata con il miglior grano duro biologico italiano, trafilata al bronzo ed essiccata lentamente a bassa temperatura) vi parlo quotidianamente, questa volta voglio invece focalizzare l’attenzione sugli altri 2 prodotti gourmet inseriti nel Maxi Cubo Selezione dei Campi.

L’olio extravergine è quello prodotto dall’Azienda Agricola Russo di Vico Equense (NA): l’olio L’Arcangelo è tutelato dal marchio di qualità comunitario "Penisola Sorrentina DOP" e viene prodotto con la varietà minucciola, che dà vita a un prodotto dal gusto intenso, fruttato, con un retrogusto leggermente piccante. Un olio che ha ricevuto tanti riconoscimenti dagli esperti e che è molto apprezzato anche dagli chef della penisola sorrentina.

I pomodori pelati Miracolo di San Gennaro sono un prodotto ormai celebre, realizzato dall’azienda Terra Amore e Fantasia di Sabato Abagnale e tutelato da Presidio Slow Food. Si tratta dell’ecotipo originale San Marzano, un prodotto ormai quasi estinto per questioni di bassa produttività, che però nei terreni fertili e di origine vulcanica della provincia di Napoli dà risultati straordinari dal punto di vista organolettico.

Cosa di meglio dell’unione di questi tre prodotti per dar vita a un piatto di pasta semplicemente unico? Con il Maxi Cubo il gioco è fatto. Pochi minuti per preparare un piatto di pasta eccezionale per bontà e semplicità. Un regalo per voi stessi o per le persone a voi care.

 


Pasta di Gragnano al tonno rosso di Erice

Posted by: mafaldina in 2011

Tagged in: tonno , ricette , pomodoro , dispensa

Pennoni del Pastificio dei Campi e tonno Tre Torri



Come promesso qualche settimana fa, grazie ai regali golosi dalla Sicilia, vi propongo una nuova ricetta con il tonno di Erice, in questo caso il tonno rosso Tre Torri. Incredibili i filetti che sono racchiusi nelle scatole di latta di questa azienda della provincia di Trapani, caratterizzati da un gusto molto intenso e da una consistenza “carnosa”.

La ricetta è quasi identica a quella della scorsa volta (con il tonno Cusumano), con la differenza che in questo caso il sugo è cotto, ha come base la cipolla e come tocco finale rinfrescante una grattugiata di scorza di limone.



Ingredienti per 4:

350 g di pennoni del Pastificio dei Campi
½ cipolla rossa
1 scatola media di tonno rosso di Erice
20-25 pomodori datterini
Una manciata di olive nere
Capperi sotto sale
Olio extravergine
Sale
Pepe

Tritate finemente la cipolla, soffriggetela dolcemente e, una volta imbiondita, unite i datterini tagliati a metà, le olive denocciolate e tagliate, i capperi dissalati e fate saltare tutto a fuoco vivo. Nel frattempo fate cuocere la pasta di Gragnano in abbondante acqua salata. Unite al sugo i filetti di tonno spezzettati e proseguite la cottura a fuoco medio per pochi minuti. Scolate la pasta al dente e unitela al sugo di tonno. Mescolate bene, aggiungete qualche foglia di basilico e completate con un filo di extravergine (magari siciliano) e la scorza di mezzo limone grattugiata.


Lumache di Gragnano con sugo freddo di tonno, pomodorini, olive e capperi


pasta di Gragnano al tonno trapanese


Qualche giorno fa parlavo di souvenir gastronomici: quelli che ho comprato io, quelli che riportate voi e quelli degli italiani… Beh, la settimana scorsa ho avuto la fortuna di ricevere un “souvenir gastronomico”: due cari amici, di ritorno dalle vacanze in Sicilia, mi hanno fatto un regalo bellissimo, almeno per me, il tonno di tonnara siciliano. Se c’è una cosa che adoro (e che penso di avervi già detto) è il tonno pescato e inscatolato nelle nostre isole, in Sicilia e in Sardegna. Un tonno saporito, gustoso, perfetto tanto per un’insalata quanto per una pasta (di Gragnano, obviously) con i fiocchi. Per dire la verità, ho ricevuto diversi regali “tonnari”: il tonno e la ventresca di tonnara San Cusumano (di Nino Castiglione) e il tonno rosso Tre Torri. Sono tutti prodotti realizzati nel comune di Erice, cittadina situata a pochi chilometri da Trapani. Nel trapanese (e quindi anche a Favignana) la pesca del tonno e la produzione di conserve con questo pesce pregiato (e sempre più raro) è un’attività di lunga tradizione, tanto che il tonno di tonnara di Sicilia risulta inserito nell’elenco dei prodotti tradizionali del Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali.

Ma veniamo alle cose concrete ;-) Con il tonno San Cusumano ho preparato una pasta molto buona, fresca e gustosa allo stesso tempo: lumache grandi di Gragnano con sugo freddo di tonno, pomodorini olive e capperi.

Per 2 persone:

160 g di lumache grandi del Pastificio dei Campi
1 scatola piccola di tonno di Sicilia 15-20 pomodori datterini
due manciate di olive nere cotte al forno
un cucchiaio di capperi di Pantelleria sotto sale
olio extravergine di oliva
basilico
sale e pepe

Mentre la Pasta di Gragnano cuoce in abbondante acqua bollente salata, aprite il tonno, scolate l’olio, versatelo in una ciotola e spezzettatelo con una forchetta. Snocciolate le olive nere, tagliatele a metà e unitele al tonno. Dissalate i capperi e aggiungeteli agli altri ingredienti. Quindi unite anche i pomodorini tagliati a metà. Mescolate bene con l’aggiunta di un po’ di extravergine e regolate di sale e pepe. Scolate la pasta al dente, mescolatela bene con il condimento, unite qualche foglia di basilico e servite.


La prossima ricetta sarà con il tonno rosso Tre Torri. Avete qualche suggerimento da darmi per una bella ricetta estiva???


Ricetta perfetta per una serata estiva

 

tavola apparecchiata

Una dolce sera estiva, un filo di vento, il sole appena tramontato… quale migliore ambientazione per una deliziosa cena all’aperto?
Sarà per la piacevolezza complessiva della serata, ma la ricetta che ho realizzato in questa occasione è riuscita particolarmente bene.

Ho preso una bella melanzana nera e l’ho tagliata a cubetti. Li ho fatti cuocere in forno fino a farli diventare teneri. Nel frattempo ho tagliato un grande pomodoro maturo in piccoli quadretti e li ho fatti soffriggere con olio extravergine (Fior d’oliva organic di Luigi Tega – Foligno) e uno spicchio d’aglio.
Mentre la pasta cuoceva in abbondante acqua salata ho tagliato delle striscioline di ottimo caciocavallo pugliese. Ho scolato i mezzani tagliati rigati (questo il formato scelto) al dente, li ho messi in padella con il pomodoro, ho aggiunto le melanzane e il caciocavallo e ho saltato per qualche minuto in modo che si sciogliesse il formaggio. Ho completato con del basilico fresco e un filo di olio. 

 

mezzani tagliati rigati melanzane pomodori e caciocavallo

Per accompagnare questa gustosissima Pasta di Gragnano ci siamo concessi una bottiglia di Chablis del Domaine Jean-Paul & Benoît Droin.
È stata una splendida serata!


Pasta di Gragnano al pesto pantesco

Posted by: mafaldina in 2011

Tagged in: spaghetti , ricette , pomodoro , pesto

Voglia di vacanze = ricette estive


pasta di gragnano al pesto pantesco

Il sole e il caldo di questi giorni mi fanno venire una gran voglia di vacanze, ma per me le vacanze dovranno aspettare ancora un po’… e così in questi giorni sperimento con grande gioia ricette fresche e gustose che mi fanno tanto venire in mente i viaggi, il sole, il mare.

Una di queste è il pesto pantesco. La quintessenza dell’estate in un piatto di pasta. È una ricetta che preparo spesso (come tutti i pesto, da quello alla genovese alle numerose varianti siciliane) e di cui esistono versioni differenti.

Di solito io lo preparo questa ricetta (vedi link), ma l’ultima volta ho sperimentato la versione della mia amica Lydia Capasso (che ringrazio di cuore per il suggerimento). Ve lo dico subito, una vera bontà. Una pasta profumatissima, fresca, leggera e gustosa insieme, dove il pomodoro è un elemento essenziale (io lo adoro!) e quindi deve essere di ottima qualità (ma vista la stagione ormai non è un problema trovare ottimi pomodori).

Ecco allora la ricetta di Lydia, per di più veloce veloce:

10 gr di basilico
150 gr di pomodorini
50 gr di mandorle
20 gr di capperi
½ spicchio d’aglio
1 puntina di peperoncino
Olio evo q.b.

Frullate tutti gli ingredienti aggiungendo olio fino ad ottenere un composto cremoso. Regolate di sale e condite la pasta di Gragnano (in questo caso spaghetti) – che avrete fatto cuocere in abbondante acqua bollente – amalgamando il tutto con un po’ di acqua di cottura della pasta.

Buon appetito!


Pomodoro Regina di Torre Canne

Posted by: mafaldina in 2011

Linguine dei Campi con pomodorini ed erbette aromatiche


Come forse avrete intuito leggendo questo blog, io amo profondamente il pomodoro (in ogni sua forma) e trovo che sia un ingrediente insostituibile in cucina.
Detesto tuttavia gli orrendi pomodori coltivati in serra e totalmente privi di sapore che si trovano in inverno nei negozi ortofrutticoli. E allora, per ovviare alla mancanza di pomodoro fresco, utilizzo molto i pelati e, soprattutto, i pomodorini appesi.
Innanzitutto i mitici pomodorini del piennolo, che si mantengono benissimo per tutto l’inverno e il cui gusto si intensifica con il progressivo asciugarsi della polpa. Ma di questi vi ho già parlato diverse volte.
Oggi, invece, vi voglio paralare di un’altra varietà di pomodorini conservati in maniera simile a quelli del piennolo, ma provenienti dalla Puglia: i Pomodori Regina di Torre Canne.

Si tratta di un prodotto Presidio Slow Food che ho acquistato all’ultimo Salone del Gusto… Parliamo quindi della fine di ottobre 2010. Beh, questi deliziosi pomodorini sono ancora in splendida forma, ora che sono passati 4 mesi!

Il Regina è una varietà di pomodoro da serbo coltivata nei terreni salmastri litoranei nell’alto Salento, da Torre Canne a Torre San Leonardo fino ad Egnazia, lungo l'antica via Traiana.
La loro lunga conservabilità deriva da una buccia spessa che la protegge anche dai parassiti e che è dovuta a sua volta all’irrigazione con acqua salmastra.
La raccolta avviene nel mese di luglio. Una parte dei pomodori regina viene consumata subito, un’altra invece è destinata all’appassimento, fino al mese di settembre, quando i pomodorini vengono legati fra loro con un filo di cotone a formare le ramasole. A questo punto vengono appesi e si possono consumare (con grande piacere) fino al mese di aprile!

Qualche giorno fa con questi fantastici pomodorini ho soddisfatto un desiderio (gastronomico) estivo incontrollabile cucinando delle linguine dei Campi con pomodorini ed erbette aromatiche.

Mentre fate bollire in abbondante acqua salata le linguine, prendete un po’ di pomdorini di Torre Canne, lavateli e tagliateli in quattro. In una padella fate scaldare qualche cucchiaio di olio evo e fate imbiondire uno spicchio di aglio. Toglietelo e versate i pomodorini. Unite un misto di erbe aromatiche (timo, rosmarino, maggiorana) e saltate il tutto per pochi minuti. Scolate la pasta di Gragnano al dente e conditela con i pomodorini saltati.

Procedimento che più semplice non si può. Gradimento finale notevolissimo.


"La tradizione è un'innovazione ben riuscita" (Oscar Wilde)

 

natura morta con pomodori

Un’amica blogger – Daniela SenzaPanna – ha segnalato un post piuttosto interessante pubblicato sul sito www.taribari.org: “La tradizione non è staticità”.
Il pensiero fondamentale espresso dall’autore del post è che “la tradizione non può e non deve essere un concetto statico e autocelebrativo ma uno sviluppo dinamico e creativo della cultura gastronomica del proprio territorio e delle sue materie prime”.
Un tema molto interessante – soprattutto in questo periodo di incontri e riflessioni sulla cucina (si è svolta solo tre mesi fa l’ottava edizione del Salone del Gusto, mentre fra qualche giorno inizierà Identità Golose 2011) – che mi trova in totale accordo.

A dire il vero la dicotomia tradizione/innovazione è un argomento sul quale rifletto molto spesso, perché immancabilmente quando si parla di gastronomia la parola “tradizione”, seguita a ruota da “territorio”, spunta continuamente.
Eppure questa contrapposizione tradizione/innovazione e questa continua attenzione per i prodotti locali dà un’immagine fuorviante della gastronomia. Anche il più classico dei piatti della nostra “tradizione”, infatti, è il frutto di influenze di altre culture, di apporti di ingredienti da altri paesi. Prendiamo ad esempio gli spaghetti al pomodoro: oggi questo non può che essere definito come tradizionale della cucina napoletana (e italiana), ma qualche secolo fa potevamo dire la stessa cosa? Il pomodoro, per quanto sia diventato fondamentale nella nostra cucina, come tutti sanno proviene dall’America e la sua massiccia introduzione sulle tavole italiane risale solamente al Settecento. D’altra parte anche la pasta, così come la conosciamo, è la base della nostra cucina e tuttavia le sue radici possono essere ricondotte molto probabilmente al mondo arabo.
E questo è solo uno dei tantissimi esempi che potrei fare.

Ricordo le lezioni di storia e cultura della gastronomia, tenute dal Prof. Fabio Parasecoli durante il Master in Comunicazione e Giornalismo Gastronomico che ho frequentato qualche anno fa: ogni incontro era la scoperta di quanto hanno viaggiato i prodotti alimentari che sono poi entrati a far parte delle nostre abitudini alimentari. La storia della cucina mondiale dimostrava che le influenze e gli scambi sono la base per la costituzione delle cosiddette tradizioni locali.
“In questo periodo storico le tradizioni acquistano una rilevanza sempre maggiore poiché si sente il bisogno di rinforzare la propria identità, che viene minata dall’influenza della globalizzazione e dal contatto con culture differenti. Ma l’attenzione alle tradizioni è un processo storicizzato, che cambia a seconda del contesto, delle persone, del momento storico, e per questo è un fenomeno in continuo divenire, mai statico”.


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