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FOCUS- rotazione triennale delle colture

09/12/2020

FOCUS- rotazione triennale delle colture

una scelta di tutto Rispetto

Perché abbiamo scelto la rotazione triennale delle colture per produrre il grano duro utilizzato per la nostra pasta?

Per prima cosa facciamo un passo indietro e capiamo come si coltiva il grano duro nel modo “classico”.

Per ridurre i costi di produzione le aziende agricole sono costrette ad effettuare lavorazioni minime (arature, ripassi e quelle lavorazioni agronomiche che occorrono a preparare il terreno per la semina) e fanno rotazione ogni 4 o 5 anni; ovvero per 4 o 5 anni si coltiva grano e poi per un anno si fa la maggese (coltivazione di ortaggi, legumi ecc), effettuando una sola concimazione azotata.  Il trattamento con azoto è ridotto al minimo per contenere i costi.

Così il grano ha una qualità più bassa, colore inferiore e proteine più basse (massimo 12.12,5% sulla granella,  per una semola con circa l’11% di proteine).

 

Vediamo adesso come si coltiva il grano duro per Pastificio dei Campi.

La rotazione è triennale: 1 anno si coltivano colture ad ortaggi (la maggese); un anno leguminose proteiche. Queste ultime come noto, hanno la capacità di fissare l'azoto contenuto in atmosfera nelle radici della pianta, così da poter essere sfruttato l'anno successivo dal grano.  Il terzo anno si coltiva grano.

Le lavorazioni avvengono con arature leggere e più concimazioni azotate, la prima in semina, la seconda in fase di levata e l'ultima in botticella (è il momento in cui la pianta inizia a produrre la spiga).

Inoltre la semina è molto diradata in modo che le piantine assorbano una maggior quantità di nutrienti e di azoto.

E l’azoto è l’elemento chimico alla base della formazione delle proteine. In questo modo il grano ottenuto è in quantità minore, ma di qualità altissima, dal colore molto carico, con un contenuto di proteine ben più alto del grano duro coltivato con i soliti metodi. La granella infatti raggiunge un tenore proteico del 15-15,5%, per dare una semola con il 14% di proteine.

In tutto ciò però è necessario fare un appunto: per poter procedere con una tecnica di coltivazione di questo tipo bisogna rinunciare all’alta resa -quindi a due anni di raccolto-; ma per rispettare la mano d’opera quei due anni di raccolto vanno ugualmente riconosciuti e stipendiati.

Solo in questo modo questa scelta rispetta il pianeta e i lavoratori allo stesso modo, permettendo a noi di avere il miglior grano -e quindi la migliore pasta- di sempre!