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3 note (musicali) per riconoscere la bontà della pasta!

09/02/2021

3 note (musicali) per riconoscere la bontà della pasta!

liberamente tratto da “Apologia della Pasta” di Carlo Avvisati

La bontà della pasta si può riconoscere anche dal suono.

Eh sì, proprio dal suono.

Nessuno ci ha mai fatto caso o lo ha fatto notare?

Ebbene, la pasta quando è prodotta con miscela di ottimi grani e ha avuto il giusto grado di essiccazione è capace di esprimere due inconfondibili note musicali.

All'inizio verosimilmente si ha un Fa. Verosimilmente perché bisognerebbe analizzare la lunghezza d'onda del suono per sapere con esattezza di quale nota si tratta, ma andando a naso, anzi a orecchio, presumiamo sia un Fa .

Successivamente, e in genere ammessa la giustezza del ragionamento, viene fuori un Do.

In un secondo momento, fermo restando il Fa, il Do viene sostituito da un Mi. E adesso vi spiegheremo il come e il perché!

Va ben chiarito che si tratta del tipo di pasta principe della cucina napoletana: il maccherone della Zita, quello lungo, quello che si deve spezzare con le mani. […]

 

Dunque, come si diceva i maccheroni sono uno strumento musicale.

Il Fa (quello che usando un termine onomatopeico viene detto Tac) è prodotto nell'istante in cui la canna bucata viene spezzata.

 

Attenzione! La lunghezza del segmento ricavato ha la sua importanza nella performance sonora. Se è troppo corto tende all'acuto se più lungo del dovuto il suono che ne esce è ancora un Fa, ma assume il colore della cupezza. […]

Ritornando all'azione di rottura dopo il Fa ecco che arriva il Do. E questo succede allorché il segmento spezzato viene lasciato cadere e va a impattare con la zuppiera di porcellana.

Dalla purezza della nota si può capire non solo la qualità del maccherone, ma anche quella della ceramica di cui è fatto il contenitore.

Non appena il primo strato sul fondo del recipiente è stato completato, sia ha la variazione del suono in un classico Mi prodotto dai maccheroni che urtano con i loro simili sparpagliati sul fondo della terrina. Come volevasi dimostrare è tutto un concerto di Fa-Do, Fa-Do, Fa-Do, Fa-Do, che si trasforma in un Fa-Mi, Fa-Mi, Fa-Mi fino al completo consumo della pasta da spezzare.

Se lo zito è di qualità scadente si vede subito: o è attraversato nel senso della lunghezza da striature bianche (nel dialetto dei Torresi si diceva che era canniato) oppure all'atto della rottura emette un suono sordo quasi di sofferenza e vi si scarda in mano.

Ovviamente, note musicali ben precise vengono prodotte anche da altri tipi di pasta, allor ché viene spezzata.

Ma questo ve lo racconteremo la prossima volta!

 

[Testo liberamente tratto da “Apologia della Pasta” di Carlo Avvisati]